Altro che sinistra “anti-occidentale”: quando il leader di riferimento della destra globale attacca l’Alleanza atlantica, il problema politico esplode anche per Giorgia Meloni.
C’è qualcosa di profondamente rivelatore nel modo in cui una certa destra racconta la crisi di queste ore. Donald Trump minaccia di portare gli Stati Uniti fuori dalla NATO, accusa gli alleati europei di non seguirlo abbastanza nella guerra contro l’Iran e rimette in discussione l’architettura che da decenni regge l’asse euro-atlantico. Eppure, invece di interrogarsi su questo terremoto politico, c’è chi riesce perfino a dare la colpa alla sinistra. È un riflesso ideologico ormai automatico: anche quando a colpire il cuore dell’Occidente è il leader simbolo della destra sovranista, la responsabilità deve sempre ricadere altrove.
La verità, molto più semplice, è che oggi il problema si chiama Trump. Reuters ha riportato che il presidente americano ha minacciato di ritirare gli Stati Uniti dalla NATO dopo che vari Paesi europei si sono rifiutati di inviare navi per sbloccare lo Stretto di Hormuz. AP parla apertamente di una nuova e grave frattura transatlantica. Non siamo davanti a una polemica secondaria o a una sparata da campagna elettorale: siamo davanti a un attacco politico diretto contro l’alleanza che ha rappresentato per settantasette anni il cardine della sicurezza occidentale.
Ed è qui che salta tutta la propaganda sulla destra “custode dell’Occidente”. Per anni il fronte trumpiano e sovranista ha cercato di accreditarsi come l’unico vero difensore della civiltà occidentale, contrapponendosi a progressisti, europeisti e pacifisti. Ma quando arriva il momento della prova dei fatti, è proprio quel campo politico a colpire le fondamenta dell’Occidente istituzionale: la NATO, la cooperazione tra alleati, la fiducia reciproca, la prevedibilità strategica. Se chi si proclama baluardo dell’ordine internazionale usa l’Alleanza come leva di ricatto, allora il problema non è più la retorica dei nemici esterni: il problema è la destra che destabilizza dall’interno ciò che dice di voler difendere.
Per Giorgia Meloni il cortocircuito è ancora più evidente. AP e Reuters hanno riferito che l’Italia ha negato l’uso della base di Sigonella per una missione americana legata al Medio Oriente, mentre il governo ha fatto sapere che un eventuale uso delle basi italiane richiederebbe comunque un passaggio parlamentare. È una scelta che da un lato prova a tenere l’Italia dentro la linea europea, dall’altro espone tutta la fragilità del rapporto politico con Trump: Meloni è una delle leader europee più vicine al presidente americano, ma proprio adesso si ritrova stretta tra fedeltà atlantica, prudenza europea e rischio di apparire troppo subalterna a Washington.
C’è poi un altro elemento che smonta la narrazione tossica di queste ore: l’Europa non sta “tradendo” l’Occidente, sta cercando di evitare che l’Occidente venga trascinato in una spirale ancora più incontrollabile. La Francia ha ribadito che la NATO serve alla sicurezza euro-atlantica e non a missioni offensive nello Stretto di Hormuz; il presidente finlandese Alexander Stubb ha parlato con Trump di una NATO “più europea”, cioè di un’alleanza in cui il continente si assume più responsabilità senza però distruggere il quadro comune. In altre parole: non è l’Europa a rompere la NATO, è Trump a trasformarla in un’arma negoziale contro gli stessi alleati.
Perfino sul piano istituzionale, la situazione è più seria di quanto racconti la propaganda. AP ricorda che nel 2023 il Congresso ha approvato una legge pensata proprio per impedire a un presidente di ritirare unilateralmente gli Stati Uniti dalla NATO senza l’assenso del Parlamento. Reuters sottolinea che il trattato prevede formalmente una procedura di recesso con un anno di preavviso. Questo significa che non siamo davanti a una boutade innocua: siamo davanti a una minaccia politica così concreta da aver già richiesto argini legislativi negli Stati Uniti.
Il punto politico, allora, è netto. Non è la sinistra a “sfasciare l’Occidente”. Non sono i pacifisti, non sono gli europeisti, non sono quelli che chiedono prudenza davanti a un allargamento del conflitto. A incrinare l’Occidente è la destra trumpiana quando usa l’Alleanza atlantica come strumento di pressione, quando pretende obbedienza militare dagli alleati e quando scambia la cooperazione internazionale per un rapporto di sudditanza.
Ed è proprio qui che la destra italiana entra in contraddizione con sé stessa. Perché non può continuare a riempirsi la bocca di “Occidente” e poi tacere quando il leader che ha scelto come riferimento politico minaccia di demolirne il pilastro principale. A quel punto la domanda diventa inevitabile: Meloni vuole stare con l’Europa e con la NATO, oppure con chi usa la NATO come un guinzaglio da strappare appena gli alleati non obbediscono?


