Camera, 32 deputati sospesi per protesta contro CasaPound: è doppio standard

Sanzioni fino a 5 giorni per i parlamentari di Pd, M5S e Avs che bloccarono la conferenza sulla “remigrazione”. Ma quell’evento fu poi annullato dalla stessa Camera per motivi di ordine pubblico.

Non è soltanto una vicenda disciplinare. È un caso politico pieno, perché dice molto sul modo in cui la Camera decide chi punire, quanto punire e soprattutto con quale metro.

L’Ufficio di presidenza di Montecitorio ha disposto la sospensione di 32 deputati di Pd, M5S e Avs per la protesta del 30 gennaio nella sala stampa della Camera: 22 parlamentari sono stati sospesi per 5 giorni e altri 10 per 4 giorni. Le sanzioni incidono anche sulla diaria e, proprio per l’alto numero di deputati coinvolti, saranno applicate a scaglioni fino al 9 giugno; secondo ANSA, non è previsto ricorso.

Il fatto da cui nasce tutto è noto. Quel giorno deputati delle opposizioni occuparono i banchi della sala stampa, lessero la Costituzione e intonarono Bella ciao per impedire una conferenza sulla “remigrazione” prenotata dal deputato leghista Domenico Furgiuele. Tra gli ospiti annunciati figuravano esponenti o figure vicine a CasaPound, Veneto Fronte Skinheads, Rete dei Patrioti e altre realtà dell’estrema destra radicale.

Qui però c’è il punto che rende la storia più grossa di una normale bagarre parlamentare: quella conferenza non si tenne. Fu infatti la stessa Camera, su impulso del presidente Lorenzo Fontana e per motivi di ordine pubblico, ad annullare tutte le conferenze previste quel giorno. Fontana aveva già definito “inopportuna” l’iniziativa il giorno precedente. Ed è proprio questo il paradosso politico che oggi pesa sulle sanzioni: vengono puniti duramente deputati che protestarono contro un evento che la stessa istituzione finì poi per ritenere incompatibile con l’ordine interno di Montecitorio.

Da qui nasce l’accusa delle opposizioni. Giuseppe Conte ha parlato di deputati “puniti severamente” per aver contestato un evento che, a suo giudizio, avrebbe calpestato i valori antifascisti della Costituzione. Elly Schlein ha definito “gravissima” la decisione, sostenendo che sono stati sanzionati parlamentari che stavano difendendo la Camera dai neofascisti. Angelo Bonelli ha rivendicato la protesta. Dall’altra parte, il questore di Fratelli d’Italia Paolo Trancassini ha difeso la linea dell’Ufficio di presidenza, sostenendo che nessuno può essere impedito dal parlare in Parlamento.

Ma il nodo vero non è soltanto la punizione. È il criterio. Perché le opposizioni contestano apertamente un doppio standard: ANSA riporta che Conte ha messo a confronto queste sospensioni pesanti con un semplice richiamo inflitto ad Andrea Delmastro e con il presunto “scudo” garantito, secondo le opposizioni, in altri casi interni alla maggioranza. La questione, dunque, non è solo se la protesta fosse o meno corretta nei modi. La questione è se il Parlamento stia applicando regole uguali per tutti oppure una severità variabile a seconda del colore politico.

È qui che il caso smette di essere una polemica di giornata e diventa qualcosa di più serio. Perché nessuno nega che occupare una sala stampa parlamentare sia un gesto forte. Ma è difficile ignorare che quel gesto avvenne contro un’iniziativa che la Camera stessa, poche ore dopo, giudicò ingestibile sul piano dell’ordine pubblico. In altre parole: si possono discutere i metodi della protesta, ma è molto più complicato liquidarla come puro ostruzionismo o come semplice intolleranza verso idee altrui.

Ed è proprio qui che la linea della maggioranza mostra tutta la sua fragilità. Perché se l’evento sulla remigrazione era davvero così normale e legittimo come oggi si lascia intendere, allora resta da spiegare perché sia stato annullato. Se invece quella conferenza poneva davvero un problema politico e istituzionale, allora le sospensioni così pesanti contro chi protestò assumono un significato diverso: non più solo una sanzione disciplinare, ma il segnale di una Camera pronta a colpire con durezza chi contesta l’ingresso simbolico dell’estrema destra nel perimetro parlamentare.

Per questo la lettura più onesta resta anche la più scomoda: la Camera sospende 32 deputati per la protesta contro CasaPound, ma il vero caso politico è il metro con cui decide chi punire e chi no. E in una fase in cui il richiamo ai valori costituzionali dovrebbe essere il minimo comune denominatore, il sospetto di un doppio standard pesa ancora di più.

Lascia un commento