Hormuz, veto di Russia e Cina all’Onu: bocciata la risoluzione sulla sicurezza dello stretto

Hormuz, veto di Russia e Cina all’Onu: bocciata la risoluzione sulla sicurezza dello stretto

Russia e Cina hanno bloccato al Consiglio di Sicurezza dell’Onu la risoluzione sulla sicurezza dello Stretto di Hormuz, impedendo all’organismo internazionale di dare una risposta unitaria a uno dei dossier più esplosivi della crisi con l’Iran.

Il voto si è chiuso con 11 favorevoli, 2 contrari — Mosca e Pechino — e 2 astensioni, quelle di Pakistan e Colombia. La notizia rilanciata in Italia da ANSA e Il Fatto, dunque, regge sul piano dei fatti: il veto c’è stato, ed è arrivato su una bozza già molto indebolita rispetto alla sua versione iniziale.

Il testo era stato presentato dal Bahrain, che questo mese presiede il Consiglio di Sicurezza ed è anche il rappresentante arabo nell’organo. Nella sua forma finale, la risoluzione non autorizzava più l’uso della forza in senso ampio, ma incoraggiava gli Stati a coordinarsi per proteggere la navigazione commerciale nello stretto e chiedeva all’Iran di smettere di ostacolare la libertà di transito e di colpire infrastrutture civili. AP e Reuters spiegano che, nelle versioni precedenti, la bozza era molto più dura: inizialmente parlava perfino di “all necessary means”, formula Onu che può aprire la strada anche all’uso della forza, ma quel passaggio era stato eliminato proprio nel tentativo di evitare il veto russo e cinese.

È questo il dettaglio politico più importante della giornata: Mosca e Pechino non hanno bocciato un testo aggressivo o apertamente bellico, ma una versione già fortemente diluita. Secondo Reuters, la bozza finale si limitava a sostenere misure strettamente difensive per garantire la sicurezza della rotta marittima; secondo AP, nella versione portata al voto restava soprattutto un forte incoraggiamento al coordinamento tra Stati per accompagnare o scortare navi mercantili e commerciali. Il fatto che anche questo testo sia stato fermato indica che il veto non è stato solo tecnico, ma apertamente politico.

La motivazione ufficiale di Russia e Cina è che la risoluzione fosse sbilanciata contro l’Iran e incapace di rappresentare le vere cause della crisi. L’ambasciatore russo Vassily Nebenzia ha sostenuto che il testo avrebbe dato agli Stati Uniti e a Israele una sorta di “carte blanche” per continuare l’aggressione, mentre l’ambasciatore cinese Fu Cong ha detto che approvare una bozza del genere mentre Trump minacciava la sopravvivenza di un’intera civiltà avrebbe mandato un messaggio gravissimo. Anche il comunicato ufficiale dell’Onu sul voto riassume questa linea: per Mosca e Pechino il testo non garantiva equilibrio e rischiava di aggravare ulteriormente la crisi.

Dall’altra parte, Washington ha reagito con toni durissimi. L’ambasciatore americano all’Onu Mike Waltz ha accusato Russia e Cina di aver toccato “un nuovo minimo”, dicendo che con il loro veto si sono schierate con un regime che tiene “l’economia globale sotto la minaccia delle armi”. Reuters riferisce che gli Stati Uniti hanno invitato le “nazioni responsabili” a unirsi comunque agli sforzi per proteggere Hormuz, anche fuori da una copertura piena del Consiglio di Sicurezza. È un passaggio che pesa, perché suggerisce che la paralisi Onu potrebbe spingere Washington e i suoi alleati a muoversi ugualmente sul piano operativo.

Il Bahrain, autore della bozza, ha parlato apertamente di “ricatto economico” iraniano. Secondo AP, il ministro degli Esteri Abdullatif bin Rashid Al Zayani ha detto che il mancato via libera della risoluzione manda il segnale che la minaccia alle rotte internazionali può restare senza una risposta decisa dell’organizzazione che dovrebbe garantire pace e sicurezza globale. Per i Paesi del Golfo il problema non è astratto: l’Iran, in risposta agli attacchi Usa e israeliani iniziati a fine febbraio, ha colpito o minacciato più Paesi vicini e ha trasformato Hormuz in una leva di pressione geopolitica ed economica.

Anche Teheran, naturalmente, ha letto il voto come una vittoria. L’ambasciatore iraniano Amir Saeid Iravani ha ringraziato Russia e Cina, sostenendo che il testo descriveva in modo fuorviante le misure iraniane nello stretto, che secondo la versione di Teheran rientrerebbero nel diritto di autodifesa previsto dalla Carta Onu. Reuters aggiunge che l’Iran ha accolto con favore il veto proprio perché impedisce, a suo avviso, di dare legittimazione internazionale a una cornice troppo vicina alle posizioni americane e del Golfo.

Sul piano geopolitico, però, il significato del voto va oltre il semplice asse Mosca-Pechino-Teheran. Hormuz resta il passaggio attraverso cui transitava circa un quinto del petrolio e del gas naturale liquefatto mondiale, e il conflitto che si trascina da oltre cinque settimane ha già provocato forti tensioni sui prezzi energetici e sulle filiere commerciali. Reuters collega direttamente il veto al fatto che lo stretto sia ancora il cuore del negoziato e della pressione militare, mentre AP sottolinea che il blocco o il quasi blocco della rotta è stato uno dei motori dell’impennata dei prezzi dell’energia. Quando il Consiglio di Sicurezza non riesce nemmeno a trovare un testo comune sulla protezione della navigazione, il messaggio ai mercati è molto chiaro: la crisi è tutt’altro che chiusa.

Non a caso, subito dopo il veto, Russia e Cina hanno fatto circolare una bozza alternativa, che secondo AP e Reuters punta più sulla de-escalation generale e sulla condanna degli attacchi contro i civili e le infrastrutture civili che non sulla sola libertà di navigazione a Hormuz. In teoria, questo consente a Mosca e Pechino di sostenere che non stanno difendendo il caos, ma una via diplomatica diversa. In pratica, però, il risultato politico immediato è che l’Onu esce ancora una volta divisa proprio mentre il Medio Oriente tocca uno dei suoi punti di massima tensione.

Il punto finale è semplice: Russia e Cina non hanno solo bloccato una risoluzione. Hanno impedito che il Consiglio di Sicurezza desse una sponda internazionale, anche minima, alla protezione coordinata di uno snodo vitale per l’energia mondiale. E lo hanno fatto su un testo già ammorbidito più volte. Per l’Occidente è la prova che Mosca e Pechino continuano a usare il veto come scudo geopolitico per l’Iran; per l’altra parte è la dimostrazione che Washington non può trasformare l’Onu nel notaio delle proprie pressioni militari. Nel mezzo restano il mercato, le rotte commerciali e un’istituzione internazionale che, ancora una volta, arriva al punto decisivo già paralizzata.

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