Governo Meloni in crisi: Renzi vede l’occasione, Casalino attacca la premier sulla leadership

Dopo il referendum perso, le opposizioni alzano il tiro: per Renzi la destra è entrata in una fase di logoramento, per Casalino il vero nodo è l’assenza politica di Meloni nelle difficoltà.

Matteo Renzi usa il linguaggio dell’occasione politica. Rocco Casalino quello della leadership mancata. Ma il punto, al di là dei toni, è che entrambi si muovono dentro una stessa lettura: dopo la sconfitta sul referendum, il governo Meloni non appare più intoccabile. Su Scanner Live, Renzi ha detto che “il governo Meloni è in crisi” e che questa crisi “è solo all’inizio”, invitando le opposizioni a non sprecare il momento. Il leader di Italia Viva ha collegato il possibile peggioramento del quadro anche agli effetti economici della crisi internazionale, dalle materie prime all’energia.

Detta da Renzi, naturalmente, suona anche come una provocazione. Ma anche Reuters ha scritto che la sconfitta nel referendum sulla giustizia ha aperto per Giorgia Meloni la fase più difficile della sua premiership, con autorità indebolita, programma di riforme colpito e scelte politiche più rischiose davanti. Nello stesso quadro si inseriscono anche le dimissioni di tre figure nell’area di governo dopo il referendum, un segnale che la macchina del potere ha accusato il colpo molto più di quanto Palazzo Chigi voglia ammettere.

È qui che l’intervento di Casalino aggiunge qualcosa di molto interessante. A diMartedì non si è limitato a dire che Meloni è in difficoltà: ha sostenuto che una leader si vede soprattutto quando arrivano i problemi, mentre la premier avrebbe scelto il silenzio proprio nel momento più delicato. Casalino richiama espressamente due dossier: il caso Delmastro e il referendum. È un passaggio interessante perché sposta il discorso dalla semplice crisi numerica o parlamentare a una questione di presenza politica: non solo una premier più debole, ma una premier percepita come meno capace di guidare il racconto quando il vento gira.

E infatti la maggioranza, più che smentire nel merito, sta cercando di congelare la parola “crisi”. Tajani e Salvini hanno escluso elezioni anticipate dopo il referendum, mentre fonti di Palazzo Chigi hanno fatto sapere che Meloni riferirà in Parlamento sulle misure del governo, insistendo sul fatto che l’esecutivo continua a lavorare “normalmente”. Ma proprio questa esigenza di rassicurare racconta che il problema politico esiste. Se tutto fosse davvero sotto controllo, non servirebbe ribadire ogni giorno che il governo va avanti.

Per questo la chiave più utile, anche per un pezzo vicino all’area di opposizione, non è dire che il governo è già finito. Sarebbe prematuro. La chiave giusta è un’altra: Meloni resta a Palazzo Chigi, ma non domina più il quadro come prima. Renzi lo legge come una finestra per le opposizioni. Casalino lo traduce in un giudizio più duro sulla premier: nei momenti difficili una leader dovrebbe esporsi, e invece Meloni, secondo lui, si è sottratta. Due accenti diversi, ma una stessa conclusione politica: la destra è meno forte di prima, e ora il problema è capire se dall’altra parte sapranno costruire un’alternativa vera.

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