Guerra in Iran, il conflitto si allarga e smentisce il racconto di Trump

Due aerei militari Usa colpiti, un membro dell’equipaggio ancora disperso, impianti energetici nel mirino e trattative sempre più fragili: altro che guerra sotto controllo, la crisi sta diventando regionale e sempre più costosa.

La guerra in Iran è entrata in una fase più pericolosa, e non solo per gli Stati Uniti. Nelle ultime ore sono stati colpiti due aerei militari americani: Reuters parla del primo abbattimento confermato di un velivolo da guerra Usa in questo conflitto, con un membro dell’equipaggio salvato e un altro ancora disperso, mentre AP riferisce anche di un secondo aereo statunitense precipitato nell’area del Golfo, con il pilota poi recuperato. È un passaggio che pesa politicamente perché arriva appena due giorni dopo il discorso in cui Donald Trump aveva detto che l’Iran era stato “completamente decimato” e che la guerra sarebbe finita molto in fretta.

Il punto, infatti, non è soltanto la perdita militare. Il punto è che il racconto di Trump sulla guerra in Iran comincia a incrinarsi nei fatti. Reuters scrive che l’abbattimento mostra quanto i cieli iraniani restino rischiosi nonostante le dichiarazioni della Casa Bianca sulla supremazia aerea; AP aggiunge che, interrogato sull’episodio, Trump ha risposto che non influirà sui negoziati perché “è guerra”. È proprio questa la contraddizione di fondo: presentare il conflitto come quasi chiuso e, nello stesso momento, normalizzare un’escalation che coinvolge direttamente velivoli e personale americano.

Ma la novità ancora più grave è un’altra: il conflitto si sta allargando nel Golfo. Reuters riferisce che l’Iran ha colpito un impianto elettrico e idrico in Kuwait, mentre AP parla di danni a una raffineria kuwaitiana, di sirene in Bahrain, di droni iraniani distrutti dall’Arabia Saudita e della chiusura di un giacimento di gas negli Emirati Arabi Uniti dopo la caduta di detriti. Non siamo più davanti soltanto a una guerra tra Washington, Teheran e Israele: siamo davanti a una crisi regionale che tocca direttamente energia, acqua, infrastrutture e stabilità dei Paesi del Golfo.

Questo cambia anche il peso economico della crisi. AP sottolinea che l’Iran mantiene una stretta sullo Stretto di Hormuz, da cui in tempi normali passa circa un quinto del petrolio e del gas naturale mondiale; Reuters parla di una pressione che continua a mettere a rischio l’economia globale. Quando vengono colpiti raffinerie, impianti di desalinizzazione e campi di gas, il problema non è più solo il prezzo del barile: è la vulnerabilità concreta delle filiere energetiche e industriali dell’intera area.

A questo si aggiunge una pista diplomatica che appare sempre più fragile. Reuters riporta che, secondo il Wall Street Journal, l’Iran ha fatto sapere ai mediatori di non essere pronto a incontrare funzionari statunitensi a Islamabad e che gli sforzi pakistani per arrivare a una tregua sono finiti in un vicolo cieco. Questo significa che, mentre Trump continua a parlare come se il tavolo restasse aperto, sul terreno reale i canali di de-escalation si stanno restringendo.

Nemmeno alle Nazioni Unite il quadro è rassicurante. AP riferisce che il Bahrain ha dovuto annacquare la proposta di risoluzione su Hormuz dopo l’opposizione di Russia, Cina e Francia all’uso della forza: dal linguaggio iniziale sui “mezzi necessari” si è passati a una formula limitata a misure difensive, e il voto è stato rinviato. In altre parole, perfino il fronte internazionale che vuole tenere aperta la navigazione non riesce a convergere su una linea davvero comune. Anche questo rende più fragile la pretesa americana di controllare tempi e conseguenze del conflitto.

Il risultato è che la guerra in Iran smentisce Trump proprio nel punto che la Casa Bianca voleva rafforzare di più: l’idea di una campagna quasi conclusa e sotto controllo. Se hai un membro dell’equipaggio disperso, un secondo aereo perso, il Golfo sotto attacco, Hormuz ancora in bilico e negoziati che si allontanano, allora non sei davanti a una vittoria che si avvicina. Sei davanti a una guerra che si allarga, si complica e comincia a costare più di quanto il racconto politico riesca a contenere.

Ed è qui che il problema diventa globale. Il conflitto non minaccia solo la stabilità del Medio Oriente: minaccia energia, mercati, prezzi e sicurezza internazionale. Per questo il punto politico più serio delle ultime ore non è soltanto che l’Iran sia riuscito a colpire gli Stati Uniti. È che, così facendo, ha mostrato quanto sia fragile la linea di Trump: molta retorica di controllo, sempre meno controllo reale.

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