Sondaggi politici, cosa è cambiato dal 31 marzo: FdI giù, M5S in crescita

Nel pezzo pubblicato il 31 marzo il messaggio era chiaro: la premier teneva, ma Pd e Movimento 5 Stelle crescevano. Oggi il nuovo sondaggio di Only Numbers mostra un passaggio ulteriore: Fratelli d’Italia perde ben due punti, il M5S accelera più del Pd e il distacco tra centrodestra e campo largo si riduce quasi a zero.

Il dato politico più importante non è che Giorgia Meloni resti ancora alla guida del primo partito. È che rispetto al 31 marzo il quadro si è fatto molto meno comodo per Palazzo Chigi. Nel pezzo pubblicato una settimana fa, la sintesi era prudente ma netta: Meloni tiene, ma Pd e M5S crescevano. Quella lettura si basava su un incrocio di sondaggi diversi — SWG, Noto e Supermedia YouTrend — che raccontavano una premier non travolta, ma nemmeno rilanciata dopo il referendum. Oggi, con la nuova rilevazione Only Numbers per Porta a Porta ripresa da Fanpage e Repubblica, il messaggio si sposta un passo più in là: FdI non si limita più a tenere, ma perde visibilmente terreno, mentre il Movimento 5 Stelle diventa il partito che cresce di più tra le opposizioni.

Per capire cosa è cambiato, però, bisogna partire da una cautela metodologica: non stiamo confrontando due fotografie identiche. Il pezzo del 31 marzo metteva insieme istituti diversi e cercava una tendenza generale; il sondaggio di oggi è invece una singola rilevazione Only Numbers, confrontata con quella del 4 marzo. Quindi non sarebbe corretto dire che tutto il sistema dei sondaggi si sia mosso in blocco nello stesso identico modo. Ma è corretto dire una cosa più importante: la direzione di marcia si sta consolidando.

Il 31 marzo, il quadro era questo: SWG vedeva FdI al 29,5%, il Pd al 22% e un M5S in crescita; Noto dava FdI al 29%, Pd al 22% e M5S al 13%; la Supermedia YouTrend/Agi collocava FdI al 28,2% e stimava il campo largo al 45,4% contro il 44,6% del centrodestra. Il messaggio politico era che la premier reggeva, ma il vantaggio non si allargava e le opposizioni, soprattutto Pd e M5S, stavano recuperando spazio.

Oggi il punto cambia. Secondo Only Numbers, Fratelli d’Italia scende al 27,3%, perdendo due punti rispetto al 4 marzo. Il Pd si attesta al 22,3%, ma qui la novità è che non cresce: arretra di 0,7 punti. Il Movimento 5 Stelle, invece, sale all’11,7% con un +1,2%, risultando il partito che si muove meglio dentro l’area di opposizione. Anche gli alleati di Meloni flettono: Forza Italia all’8,8% e Lega all’8,3%, entrambe in calo di 0,2 punti. Il risultato complessivo è che il centrodestra scende al 45,1%, mentre il campo largo sale al 44,8%. La distanza, di fatto, si riduce a un’inezia.

Questa è la differenza sostanziale. Allora il tema era la mancata spinta della premier dopo il referendum. Oggi il tema è l’erosione del margine. Nel pezzo di una settimana fa si poteva ancora parlare di una Meloni che reggeva l’urto. Adesso il quadro racconta qualcosa di più scomodo: il centrodestra perde terreno proprio mentre il blocco largo dell’opposizione torna quasi alla pari. E soprattutto cambia l’equilibrio interno al fronte avversario. Se il 31 marzo crescevano sia il Pd sia il M5S, oggi il sondaggio Only Numbers suggerisce che il Pd rallenta mentre il M5S continua a salire. È questo il dettaglio che pesa di più politicamente.

C’è poi un altro elemento che rende il quadro odierno più insidioso per la maggioranza: la partecipazione potenziale aumenta. Nel nuovo sondaggio, infatti, astenuti e indecisi scendono al 44,7%, cioè 1,2 punti in meno rispetto alla precedente rilevazione Only Numbers, quando erano al 45,9%. Non stiamo parlando di una mobilitazione improvvisa, ma di un segnale comunque rilevante: se il bacino dell’astensione si restringe proprio mentre il campo largo si avvicina al centrodestra, il problema per Meloni smette di essere solo statistico e diventa più chiaramente politico.

Questo trend, peraltro, non è isolato dentro il solo sondaggio ripreso da Fanpage. Anche la Supermedia YouTrend pubblicata il 6 aprile registrava FdI al 27,9% e un centrosinistra allargato al 45,2% contro il 44,8% del centrodestra. Dunque il punto non è solo che un istituto segnali un momento di difficoltà per la premier. Il punto è che più letture diverse stanno convergendo su una stessa dinamica: la destra resta competitiva, ma non domina più il quadro come poche settimane fa; il fronte opposto, pur con tutte le sue contraddizioni, è tornato a essere aritmeticamente contendibile.

Ed è qui che il Movimento 5 Stelle torna centrale. Perché se c’è una differenza netta tra il pezzo del 31 marzo e quello che si può scrivere oggi, è proprio questa: una settimana fa il M5S appariva come una delle forze in recupero; oggi appare come la forza di opposizione che intercetta meglio il nuovo movimento del consenso, mentre il Pd, in questa rilevazione, si ferma o arretra leggermente. Per una lettura politica non allineata alla propaganda di governo, il punto è essenziale: il malcontento non si sta scaricando solo sul partito maggiore dell’opposizione, ma trova nel M5S un canale sempre più riconoscibile.

La formula, allora, va aggiornata. Il 31 marzo si poteva dire: Meloni tiene, ma Pd e M5S crescono. Oggi la formula più corretta è un’altra: Meloni non crolla, ma perde il vantaggio politico accumulato; il campo largo si riavvicina e il Movimento 5 Stelle è il partito che, dentro questo riavvicinamento, mostra la spinta più evidente. Ed è una differenza tutt’altro che secondaria, perché quando il partito della premier scende, il suo blocco si accorcia e l’astensione cala, la partita smette di essere congelata. Torna a essere aperta.

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